Alla riscoperta di Ceggia
Da Vedere

Chiesa di San Vitale

Risale al 1334 la prova dell'esistenza di una prima cappella dedicata a San Vitale, sostituita nel '700 da

una chiesa ad una sola navata; la chiesa ha subito numerose trasformazioni nel tempo, con vari

restauri, amplimenti e, nel 1871, costruzione della volta. Al 1921 risalgono le due navate laterali.

L'architettura si ispira al neoclassicismo. L'abside, danneggiata durante la 1^ guerra mondiale, è stata

ricostruita nel 1921.

Lo sventramento dell'abside durante la Grande Guerra ha miracolosamente risparmiato il soffitto della

navata centrale, il che permette al visitatore di poter ammirare il grande affresco che raffigura il 'Trionfo

di San Vitale', che viene attribuito a Giovan Battista Canal (1745-1825), nipote di Canaletto.

Nella Chiesa inoltre, di notevole pregio, è il dipinto su tela 'Deposizione di Gesù dalla croce' di Paolo de

Lorenzi da Soligo (1773-1806).

Oratorio Bragadin

Situato poco distante da Villa Bragadin, che risale alla seconda metà del XVI sec., venne fatto erigere,

come oratorio annesso alla Villa, dal patrizio veneto Marcantonio Bragadin, che fu governatore di Cipro

e che fu spellato vivo dai Turchi dopo la memorabile difesa di Famagosta (venerdì 17 agosto 1571). Da

questa sconfitta partì la vendetta della Serenissima che asseieme agli alleati della Lega Santa si

concretizzò con la epica vittoria del 7 ottobre 1571 nella battaglia di Lepanto.

La credenza popolare narra che all'interno del sarcofago in pietra posto nella cappella siano custodite

le spoglie del celebre condottiero, che invero non vennerò mai più riconsegnate; le stesse vennero

impagliate ed esposte in pubblico a Costantinopoli in segno di spregio.

L'edificio è a pianta rettangolare con una piccola abside semicircolare sulla quale appaiono gli affreschi

attribuiti a Giuseppe Bernardino Bison (1762-1844), che si sarebbe attenuto ai dettami della scuola

veneziana del XVIII sec.

Oratorio di Pra Levada

In Pra Levada sorge un complesso edilizio risalente alla fine del '600, che apparteneva alle suore del

monastero agostiniano di Santa Maria degli Angeli di Murano, a seguito di una donazione di terre

effettuata dal casato dei Da Camino agli inzi del XIII secolo.

Il complesso, disposto ad elle, ospita nel lato più lungo la casa padronale e sull'altro le adiacenze.

In posizione d'angolo si trova la cappella fatta erigere dalle Suore nel 1668; all'interno vi è un solo altare

ed è custodita la bella immagine di Maria con Gesù Bambino, di scuola veneta del XVI secolo, quasi

certamente fattavi pervenire da Murano dalla casa madre.

PONTE ROMANO

Nel 1949 in comune di Ceggia, in terreno di proprietà dei fratelli Girolamo e Paolo Loro, si scoprirono i

resti dei due piloni e delle due testate di un ponte romano.

Il manufatto è costruito in blocchi di arenaria, provenienti dalle cave delle Prealpi Friulane, di misure

diverse, oscillanti tra un minimo di m. 1,40 x 0,66 x 0,20 ed un massimo di m. 2,80 x 0,80 x 0,30.

Tali blocchi, legati tra loro per lo più con malta, presentano talora incavi marginali per grappe di ferro

che dovevano assicurare maggiore compattezza alla costruzione.

Le testate del ponte hanno uno sviluppo di m. 6,20/6,10 x 9,00, i due piloni sono lunghi m. 8 e larghi

rispettivamente m. 1,60 e m. 1,70.

Sono conformati a cuneo tanto a monte che a valle secondo una tecnica usuale nel mondo romano

intesa da un lato a rompere l'impeto della corrente dall'altro a evitare la formazione di vortici e rigurgiti.

Il ponte formava tre arcate: la corda della mediana misura m. 8,25, quelle due laterali, rispettivamente,

m. 7,40 e m. 6,75.

Data l'ampiezza, gli archi, di cui nulla rimane se non un blocco prismatico iniziale su cui s'impostavano

gli elementi dell'estradosso, dovevano essere conformati a sesto ribassato.

L'intradosso, come da elementi reperiti nel corso dello scavo, era costituito da laterizi legati con malta.

Il camminamento del ponte doveva avere una larghezza di m. 6 circa, tenuto conto della larghezza

delle spallette di protezione, di cui si recuperò un elemento sagomato dello spessore di cm. 40.

Il ponte serviva il Canalat-Piavon, un corso d'acqua dall'andamento tortuoso, rettificato nella prima metà

dell'800 ad opera del Regno Lombardo-Veneto.

Si trovava lungo il percorso della via Annia il cui tracciato risulta tuttora visibile dalle fotografie aeree nel

tratto dal torrente Grassaga sino a Prà di Levada (VE), località quest'ultima situata a pochi Km. dai

resti del ponte

Vai a pagina   1   2
Vai a pagina   1   2
Copyright Pro Loco Ceggia P.iva 03793610274