La PRO LOCO CEGGIA si fa promotrice di un progetto per la creazione di un Parco della Memoria allo scopo di rafforzare in forma critica il ricordo e la consapevolezza di tragedie che hanno segnato duramente il vivere civile del secolo scorso durante la Seconda Guerra Mondiale. L'occasione si è presentata apprendendo dalla stampa locale del fatto che, presso la stazione ferroviaria di San Donà di Piave, fosse in stazionamento un carro ferroviario, uno di quelli utilizzati per il trasporto dei deportati nei campi di concentramento.
Un altro elemento di riflessione c è stato fornito dalla visita effettuata al campo concentramento di MAUTHAUSEN il 2 Giugno di qualche anno fa da alcuni cittadini del nostro paese. Fummo accompagnati da LUCIANO BATTISTON, un ex deportato di Ceggia, il quale, ci fece vivere dei momenti molto intensi raccontandoci la propria drammatica esperienza al campo, e ancor prima durante il viaggio di deportazione.
In questo luogo provammo sgomento, rabbia ed amarezza, ma allo stesso tempo consci del fatto che il ricordo delle brutalità della Seconda Guerra Mondiale non dovesse in nessun modo andar perso.
A tal fine, con il progetto "IL CARRO DELLA MEMORIA", la PRO LOCO CEGGIA quindi, si prefigge di mantener vivo il ricordo di quanto accaduto durante la Seconda Guerra Mondiale, onorando il sacrificio avvenuto di milioni di persone.
Un carro bestiame, di quelli usati per il triste e spesso tragico rito del trasferimento dei prigionieri campi nazisti di deportazione e di sterminio, bene simboleggia questi accadimenti.
Su un mezzo come questo, durante la Seconda guerra mondiale, vennero caricati i prigionieri che partivano per una destinazione ignota, senza cibo né acqua, senza spazio per dormire, spesso senza aria per respirare, ignari di ciò che avrebbero trovato dopo giorni di viaggio.
Circa 6 milioni di ebrei, ma anche le centinaia di migliaia di internati civili e militari uccisi dall'odio nazionalsocialista.
Tra i gruppi passati per i lager vi furono zingari, serbi, intellettuali polacchi, "resistenti" di tutte le nazionalità, tedeschi antinazisti, omosessuali, testimoni di Geova, delinquenti comuni e persone definite "antisociali", come per esempio mendicanti, vagabondi e venditori ambulanti. In sostanza ogni individuo che poteva essere considerato una minaccia per il terzo reich correva il rischio di essere eliminato. Nella maggior parte dei casi, all'arrivo, li aspettava la morte: nelle camere a gas, oppure di fame, freddo o sfinimento nei campi di concentramento.